sabato , Aprile 13 2024

Nicolò e Valentina: Permesso, grazie, scusa!

A quasi un anno dal matrimonio possiamo dire che tutto è cambiato nella forma, ma nulla nella sostanza. Infatti con l’atto matrimoniale siamo stati riconosciuti come coppia a livello legale sia per la comunità civile che per la Chiesa cattolica (con tutti i diritti e doveri che questo comporta). Ma la substantia, cioè l’essenza, ciò che ci ha condotto a questa scelta, non è cambiata: l’Amore che ‘sta sotto’, alle fondamenta, ha continuato a lavorare nel quotidiano. Niente gesti straordinari, carrozze con principe azzurro e cavalli bianchi, ma piccoli gesti nella monotonia quotidiana che vorremmo riassumere con una parola che dice tutto: GRAZIE. Sì, sei lettere preziose che non mancano mai nelle nostre giornate – forse diventando a volte ridondante – e che racchiudono tutto; il non dare per scontato l’aiuto e la cura l’uno per l’altra, l’ascolto, la condivisione. Questo anno si colloca come un continuum della nostra relazione, ma con un “+” accanto: la certezza dell’amore di Dio. Quello stesso Dio che prima animava le nostre singole coscienze, ora si è fatto unione, rafforzando quella comune prospettiva di vita che condiziona le nostre scelte. Un bell’ impegno, ma che dona pienezza al nostro amore “umano” rendendolo indissolubile, non soggetto alla caducità di un contratto di annullabilità in qualunque momento. Questo ci dona la forza per confrontarci ed affrontare i problemi: solo continuando a crescere insieme possiamo nutrire il matrimonio. Noi abbiamo deciso di crescere anche in senso “matematico”, e siamo stati subito accontentati: a breve un figlio entrerà nella nostra famiglia. E’ stata una scelta importante, a cui già pensavamo da anni e che concretizza quel nostro amore per cui tanto abbiamo lottato durante la nostra storia. Come tutti, spesso abbiamo paura, ci assalgono dubbi sul nostro nuovo ruolo genitoriale (saremo in grado? Come cambierà la nostra vita? Riusciremo a crescere un figlio?), ma non abbiamo mai perso la capacità di confrontarci, di parlare. Esprimendo reciprocamente le nostre paure ci scopriamo più forti e più uniti. Siamo consapevoli che Dio non ci ha garantito una vita facile, come un mare calmo e piatto, ma ci ha armati del suo amore: solo avendone consapevolezza ogni giorno potremo remare insieme anche nel mare più burrascoso.

Ricordiamo le tre parole-chiave per vivere in pace e gioia in famiglia: permesso, grazie, scusa. Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia.
(Papa Francesco)

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